Il pianeta dei suoni

Gruppo studio musica popolare – Le Acque compagnia teatrale 

regia e adattamento di Beatrice Meloncelli
narrato, cantato e suonato da Oliviero Biella e Claudio Morlotti


Nel lontano tempo del Sogno, che è anche un eterno presente, gli Antenati hanno percorso in lungo e in largo il continente, cantando il nome d’ogni cosa in cui s’imbattevano con il loro canto han fatto esistere il mondo. La terra è tutt’uno con il canto, esiste solo se cantata. Gli antenati hanno creato il mondo come fanno i poeti, lasciando sulle proprie orme una scia di parole e note musicali: le Piste del Sogno e del Canto. Ed esse, dai tempi dei tempi, sono rimaste sulla Terra come vie di comunicazione e come itinerari di sopravvivenza.
(Da un racconto degli aborigeni australiani)

I vari popoli antichi, sin dai tempi dei tempi… hanno ascoltato la natura e cercato di riprodurne i suoni, utilizzando come strumenti i materiali che essa metteva loro a disposizione.

Ogni attività umana produce suoni: il richiamo degli animali, la fabbricazione degli utensili o la macina di bacche e frutti. Ascoltandosi l’uomo si accorse di essere in grado di creare suoni variabili e di poterli modificare: forte…piano…ripetuto… isolato… Tutto suona e risuona.

La storia degli strumenti musicali è legata alla vita dell’uomo e all’ambiente in cui si svolge: le civiltà di raccoglitori, nomadi nella foresta, hanno usato quasi esclusivamente materiali vegetali, mentre i cacciatori, circondati da un ambiente povero di vegetazione, hanno impiegato in maggior quantità le ossa.

Quando sarai capace di suonare dentro l’osso dell’aquila, allora un nuovo mondo si aprirà davanti a te e incomincerai a vedere con gli occhi dell’aquila. Ma non devi ucciderla come non devi uccidere nessun altro animale per farne uno strumento: essi si donano a te alla fine dei loro giorni. Dovrai trovare l’aquila durante il suo ultimo volo. Con le piume farai un copricapo, con le zampe e il becco dei pendagli, con le ossa darai di nuovo vita alla sua voce.

(Dal messaggio di uno sciamano dell’Himalaya nepalese)

Di fronte ai terrori del soprannaturale -eruzioni di vulcani, tifoni, uragani, malattie, alluvioni, siccità- ed ad altre minacce al normale ciclo di procreazione, nascita e crescita, le comunità primitive di tutto il mondo hanno reagito istintivamente rivolgendosi al ritmo e alla melodia, usati come canale di comunicazione tra loro stessi e le misteriose ed intangibili forze della natura, di cui cercano di assicurarsi l’aiuto e la protezione e la cui malevolenza e rabbia temono e sperano di placare. In presenza della comunità i sacerdoti, con canti e danze, evocano questi esseri spaventosi… spiriti, dei, demoni… ed offrono loro doni, come offerte di ringraziamento o sacrifici propiziatori.

Moliba Makasi
Mboka na ye Mboka na ye
Mboka Mboka Kasai
O le le O le le

Quello degli strumenti musicali è un mondo pieno di sensibilità, di sentimenti raffinati e insoliti, di accordi non facilmente spiegabili. E’ un mondo che s’incrocia con quello delle fiabe: hanno la stessa carta geografica. Per questo motivo, il lavoro racchiude diverse fiabe e leggende, che raccontano la storia di alcuni strumenti di vari luoghi ed epoche e del rapporto dell’uomo con la musica, arrivando a toccare la tradizione bergamasca, con il baghèt, e quella bresciana, con il violino.


Lo spettacolo, rappresentando il Pianeta dei suoni, ha l’obiettivo di far conoscere ai bambini l’estrema ricchezza e varietà dell’universo musicale,
attraverso la presentazione degli strumenti e il loro suono.

Esigenze tecniche

Palco: Larghezza 6 m, profondità 6 m

Potenza: 8 KW

Durata: 60 minuti

Pubblico: bambini della scuola dell’infanzia e primaria